lunedì 12 febbraio 2024

Ob italijanskem Dnevu Spomina

 

Potem ko sem znova slišal, tokrat iz ust predsednice italijanske vlade Giorge Meloni in župana Trsta Roberta Dipiazze, enostransko in popačeno pripoved o fojbah in eksodusu Istranov, sem jima poslal tale zapis. Je pa berljiv le za one, ki obvladajo kolikor toliko itaijanščino.


Il Giorno del Ricordo? Si, ma spesso lacunoso e forviante!

 

Da 25 anni la Nato avanza verso i confini russi, ma la Russia non ci sta. Si sente minacciata. Così come provarono gli Stati Uniti nel 1962 quando l'Unione Sovietica fece inversamente altrettanto, portando a Cuba vettori a testate nucleari. E come allora il presidente americano Kennedy intimo' all'omologo sovietico Hruščev di ritornare sui propri passi, ovvero di riportare i missili a casa, pena una risposta armata anche atomica, Putin risponde oggi a Biden e a tutti i suoi alleati euroatlantici NO, l' l'Ucraina non ve la do! E da due anni sul fronte ucraino si muore anche per mano Nato che armando la resistenza ucraina continua a scommettere sulla sconfitta russa.

In barba a tutte le risoluzioni ONU, Israele occupa da 76 anni la Palestina. L'unico braccio armato dei Palestinesi, Hamas, ritenendosi chiamato a far qualcosa, il 7. ottobre scorso penetra in Israele e massacra 1200 civili, ebrei e stranieri. La risposta israeliana e' brutale. Da quel giorno,  Israele di civili palestinesi ne stermina 28 mila di cui 3/4 sono donne e bambini e nessuno fra coloro che potrebbero far qualcosa (USA e Unione Europea in primis) fa niente per fermarlo. Il massacro continua. Tante belle parole a difesa del diritto internazionale e umanitario, di quello dei Palestinesi ad avere un proprio stato, qualche richiamo all'esercito israeliano a ridurre i danni collaterali nell'offensiva contro Hamas, ovvero ad ammazzare un po' meno, ma nessuna condanna del suo agire, né tantomeno proposte di sanzioni nei confronti del governo Netanyahu, condanne e sanzioni che senza remore l'Occidente sparo' da subito contro la Russia dopo l'attacco all'Ucraina. Non si dimentichi, che le forze di occupazione russe hanno ucciso in due anni 2 volte meno civili ucraini (neanche 14 mila) e 5 volte meno bambini (2 mila), cifre comunque raccapriccianti, di quanto abbia fatto Israele in 4 mesi contro la popolazione palestinese a Gaza.

Oltre 100 anni fa il fascismo incominciava a far sentire i propri artigli anche nei territori conquistati e colonizzati dell'Italia dopo la prima guerra mondiale fra i quali quelli slavi ad est dell' Adriatico. Ne fecero le spesei, fra i popoli sottomessi in quanto considerati inferiori, soprattutto gli sloveni e i croati. Prima da solo, poi col nazismo, sottopose queste popolazioni ad oltre 2 decenni di tirannia, sofferenze, soprusi, intimidazioni, torture, deportazioni e morti, non ultimo alla rinuncia o alla cancellazione dell'identità nazionale. Fino alla capitolazione dell'Italia nel 1943, quando il dominio repressivo passo ai nazisti. Altri due anni di lotta popolare di liberazione, combattuta dall'esercito di Tito, e la seconda guerra mondiale  si spense pure sul territorio jugoslavo.

Come altrove in Europa, ove piu' ove meno, anche in Dalmazia, a Fiume e in Istria, dove la presenza italiana precede di molto l'avvento del fascismo, risalendo ai tempi di Roma e della Serenissima, si scateno' un periodo di rivalsa, ritorsioni e vendette dei vincitori sui vinti. Lo subirono più di tutti gli italiani residenti nelle suddette regioni, sia coloro cui il fascismo stava bene e vi si erano compromessi, sia gli altri che con esso non avevano nulla a che fare o l'avevano addirittura combattuto. Ma se non erano passati ai partigiani, e non avevano giurato fedelta' al nuovo regime, rimanevano solo »italiani« di cui non fidarsi.  Da qui nascono le deprecabili vicende delle foibe e dell'esodo.

Ma perche' questo abbinamento fra Ucraina, Gaza e i drammi del Giorno del Ricordo? Per ricordare nuovamente a tutti che esiste una regola assoluta nella fisica e cioè che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria,  ma che nel comportamento umano puo' esser si contraria ma non necessariamente uguale, ovvero peggiore, e che sono pochi i Mahatma Ghandi o coloro che amano porgere l'altra guancia.

E' giusto ricordare le vittime delle foibe e ogni singola sofferta storia di vita degli italiani ma non solo di loro, che subirono i soprusi, i maltrattamenti e la morte per mano di bande o singoli partigiani accecati dall'odio e da una irresistibile bisogno di vendetta, e' giusto ricordare la dolorosa opzione se rimanere e accettare il nuovo regime o espatriare e crearsi una domus altrove, nonché ogni singolo dramma che accompagno' l'esodo, ma non e' onesto farlo senza menzione alcuna del contesto storico in cui tutto questo avvenne e soprattutto ignorando o sottacendo le responsabilita' del fascismo. In questo senso, l'unico corretto e' stato quest'anno il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

E poi lo si deve fare, quando si raccontano le dimensioni del dramma, soprattutto nei libri di testo, nei massimi correttezza e rigore storici. Non puo' concedersi, il sindaco di Trieste di farneticare alla foiba di Basovizza sui »350 mila italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, braccati dagli assassini comunisti titini e costretti ad abbandonare tutto per salvarsi la vita«. Non si possono inventare cifre, episodi e racconti. Chi lo fa in chiave pouplista, nazionalista ed esclusivista alimenta odio fra le nostre genti. Ancor peggio se lo fa in malafede.

Esiste un riferimento attendibile di quanto avvenne in quegli anni – la Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena sui rapporti fra i due popoli nel periodo piu' sofferto, ovvero dal 1880 al 1956. Datata 25 luglio 2000. La si era voluta e concordata, questa operazione, anni prima dai rispettivi governi, appunto per convergere su una verita' storica quanto piu' obiettiva, accertata, comprovata, documentata e condivisa, proprio per evitare i vari Dipiazza. E nell'accordo fra i ministeri degli esteri si era convenuto di ufficializzarla, questa relazione, quando fosse stata completata e redatta, di divulgarla, renderla pubblica nonche' materia di studio e insegnamento.

L'ha fatto solo la parte slovena. Perche' quella italiana no e la tiene nel cassetto ben chiuso da 24 anni? La considero una decisione in mala fede. E non incolpo solo il governo della Meloni. Anche tutti i precedenti e soprattutto chi stipulò l'accordo sulla costituzione della menzionata commissione mista e non lo onoro' fino in fondo, ovvero non si dette da fare perche' fosse onorato.

Un' ultima annotazione ai signori del Giorno del Ricordo. Con le foibe e l'esodo non si cancellò per nulla l'identità culturale italiana nei territori contrassegnati dai due drammi. Se ne ridusse fortemente il quadro demografico, la dimensione umana, ma l'italiano come lingua e primo fattore identitario sopravvisse.

Ne siamo eredi, fruitori, beneficiari, interpreti, cultori e divulgatori i cosiddetti »rimasti«, si, una comunita' di italiani, autoctoni o immigrati relativamente esigua, ma tutelata nei suoi diritti linguistici ed etnici come nessun'altra minoranza nazionale al mondo e non per volere dei nuovi ordinamenti democratici sloveno e croato varati con la nascita delle due nuove repubbliche indipendenti e sovrane nel 1991, ma per volere o disponibilita', ovviamente anche di accordi internazionali, dell'ex »regime Titino«. E' dalla costituzione federale del 1974 che la minoranza italiana in Slovenia come pure quella in Croazia, con sfumature diverse, gode del doppio diritto di voto, di rappresentanze  garantite nelle sedi decisionali a livello locale e nazionale (Consiglio municipale e Camera di stato) del bilinguismo nella toponomastica e nella denominazione delle sedi istituzionali sul territorio di insediamento storico, dell'insegnamento obbligatorio dell'italiano nelle scuole della maggioranza slovena e dello sloveno nelle proprie, dell'autogestione delle proprie istituzioni politiche, culturali, economiche e altre. Faccia altrettanto l'Italia o per lo meno il Friuli Venezia Giulia con le proprie minoranze slovena e friulana. Eleggano Trieste e Gorizia due sindaci sloveni come fecero Capodistria e Isola nel sceglierne due italiani.

L'identità culturale italiana e' presente e come, in Istria e a Fiume. Forse un tantino meno in Dalmazia, ma anche li l'Unione degli Italiani si sta dando da fare perche' quella che c'e' non si spenga, anzi rinfocoli.

Le cose vanno dette cosi' come stanno, non come piacerebbe a noi stessero!

 

 

Aurelio Juri, ex sindaco di Capodistria, ed ex parlamentare sloveno ed europeo

 

Capodistria, 11.2.2024


Nessun commento:

Posta un commento